23 dicembre 2008

u 'zzi natali (lo zio Natale)

...un documento raro sui canti contadini siciliani...la memoria perduta...una storia per certi versi ancora viva...
filmato da Enrico Montalbano nel 2003

14 novembre 2008

come in un film....

Come nel film "Nel nome del padre" di Jim Sheridan con Emma
Thompson, Daniel Day- Lewis, nella scena in cui l'anziano Giuseppe,
condannato e imprigionato insieme al figlio e ai suoi amici per
terrorismo nell'Irlanda degli anni 70 dalla giustizia britannica,
muore in prigione, dopo anni di sofferenze ma è immediatamente
ricordato e preso a simbolo di repressione da tutti i detenuti del
carcere, che dalle finestre sbarrate delle proprie celle, lanciano
fiaccole accese, gridando la propria rabbia e il nome di Giuseppe,
contro una giustizia che mai è stata e purtroppo mai sarà uguale
per tutti, così simbolicamente , dopo aver ascoltato la notizia
della sentenza di assoluzione per i mandanti del massacro della
Diaz ai tempi di Genova 2001, e cioè l'apparato massimo di polizia
che dirigeva le operazioni, mi sento di scrivere questa mia rabbia
e tristezza, attraverso una mail che vorrei, insieme a migliaia di
altre, assomigliasse a quelle fiaccole lanciate dalle finestre di
quel carcere, e che significasse una cosa fra mille: io sarò fino
alla morte contro gli oppressori.
Mi piacerebbe vedere una pioggia di mail, come una tempesta di
indignazione e dissenso, che invadesse fino alla saturazione,
redazioni di giornali, siti di partiti, siti culturali, ma che allo
stesso tempo fosse anche un modo per alzare la voce e ricompattarsi
contro quello che fino adesso è stato erroneamente chiamato
avversario politico, ma che è a tutti gli effetti il nemico da
combattere: la parola giusta è quindi NEMICO, NEMICI.

Chi anni fa credeva che le parole di pochi, come ritorno al
fascismo, fossero soltanto il pretesto politico e propagandistico
per alzare il livello di scontro, oggi, se non sono degli imbecilli
in mala fede( e ce ne sono tanti), potrà non ammettere di trovarsi
sempre di più schiacciato da un potere che condiziona la propria
vita fino a mettere a rischio, come sta accadendo da tempo, quello
che è non soltanto un diritto, ma una necessità imprescindibile
della vita, come il lavoro.
Da questo diritto scaturiscono migliaia di fattori che garantiscono
alla collettività, se non la libertà assoluta, la speranza di
credere ad un futuro che sia migliore del presente.
Invece sembra che si vada in direzione opposta. Anzi non sembra..
subiamo a pieno lo svilimento di tutto ciò che dolorosamente per
anni si è conquistato e che semmai andava migliorato.
Tutto viene cancellato dall'onda nera e autoritaria che, malgrado
anni di lotte, ha giocato a sfiancare le società attraverso un
doppio gioco sporco: da un lato la mirata e precisa operazione di
finta ripulitura politica di certa storia fascista e autoritaria,
non solo mussoliniana per capirci, ma anche successiva,
accreditandosi in questi decenni come alternativa democratica e
moderna (nessuno ci ha veramente creduto), dall'altro lentamente
per poter erodere, come una ruggine, tutto quello che potesse
corrispondere al significato di libertà e di rispetto della
dignità, faticosamente raggiunto dalle società, ecco che rifonda
la sua politica sulla logica del raid violento contro tutti quelli
che il regime non approvano: "proprio come ai bei tempi" direbbe il
topo che da troppo tempo ha passato la sua vita nella fogna"

Certo è che molti di questi nelle fogne non ci sono mai stati..anzi
hanno fin d'oggi vissuto nei bei palazzi, giocando a fare il bello
e cattivo tempo, naturalmente riproponendosi in forme e maniere
diverse e inserendosi in un contesto naturalmente molto cambiato
rispetto al passato , ma lasciando invariato il presupposto che li
ha sempre caratterizzati in qualsiasi epoca: lo sporco gioco
dell'annientamento della libertà di pensiero, che sta alla base
della conoscenza e della cultura e che costituisce l'espressione
più grande di civiltà di ogni popolo, di cui certi hanno sempre
avuto paura: come nel film "Il Marchese del Grillo", dove, nella
Roma papalina del 1806, il prete ribelle Frà Bastiano, portato al
patibolo, accanto alla ghigliottina che gli mozzerà la testa, fa la
sua ultima predica e ammonisce:(più o meno)" io perdono Imperatori
e signori, che pensano di essere i detentori del sapere e unici
padroni della terra, perdono il Papa e tutta la Chiesa che pensano
di essere i detentori della fede e padroni dello spirito e infine
perdono voi più di tutti, o popolo, che vi sentite padroni della
vostra vita e invece non siete padroni di un..CAZZO!!"

Si può forse essere padroni di niente..tranne che del proprio
pensiero, per questo mi sento di dire
Hurrya...

Enrico Montalbano
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07 ottobre 2008

Bus solo per migranti. Apartheid a Trapani


Enrica Fei
[6 Ottobre 2008] da Carta quotidiano

A Trapani l’autobus è solo per i bianchi. Anzi, o solo per i bianchi, o solo per i neri, a seconda della linea da prendere. Se il tragitto da percorrere è quello che dal quartiere periferico di Salinagrande porta al centro della città, se si è di «razza pura» e con i genitori rigorosamente bianchi entrambi, allora si potrà prendere una determinato autobus. Altrimenti, se si è uno «sporco negro» – come vuole il vocabolario italiano della follia tanto di moda negli ultimi mesi in molte città – non si rimarrà a piedi, non c’è da preoccuparsi: in Italia non siamo razzisti. Si potrà prendere un autobus a noi riservato, attrezzato di poliziotti e carabinieri a bordo, qualora ci passasse per la testa di attentare all’incolumità degli autisti.
È quello che il Consiglio di amministrazione dell’azienda trasporti di Trapani ha deciso per gli autobus della linea 31, la linea che collega il centro per i richiedenti l’asilo di Salinagrande con il centro. Autisti e passeggeri si lamentavano, troppi immigrati ubriachi e molesti. Nessuna denuncia a riguardo, ma secondo gli autisti dell’azienda Atm spa [fino a pochi mesi fa di proprietà del Comune, poi privatizzata con la vendita alla società Sau, Servizi autofiloviari urbani] molte erano state le lamentele da parte dei passeggeri, tanto che l’autobus, arrivato alla fermata del centro di Salinagrande, puntualmente si svuotava. Per questo, in un primo momento, l’azienda aveva pensato di revocare ai passeggeri migranti il diritto a salire senza l’acquisto del biglietto.
«Una decisione senza senso – dice Francesco Bellina, dei Giovani comunisti di Trapani, impegnato in iniziative di solidarietà a sostegno degli abitanti del centro di accoglienza di Salinagrande – gli abitanti del centro non hanno niente, gli forniamo noi gli indumenti. Figuriamoci se avrebbero trovato i soldi per il biglietto». Fallito il tentativo quindi, l’Azienda non si è fatta scoraggiare. E «divieto di salita» ai migranti, è stata la geniale soluzione proposta.
«È stato solo grazie alla notizia apparsa su trapaniok.it che ho saputo della cosa e mi sono mosso per fare qualcosa contro questo provvedimento degno dell’Apartheid sudafricana – racconta Giuseppe Ortisi, consigliere provinciale per Rifondazione comunista, che prosegue – Il Comune non ha fatto niente. Si sapeva soltanto che gli autisti, a seconda del colore della pelle o dello sguardo più o meno molesto del passeggero, decidevano chi potesse salire o meno… Una situazione ridicola e pericolosa, perché in seguito alla decisione dell’autista si possono scatenare risse o episodi di violenza razzista da parte degli altri passeggeri. Per questo ho presentato un documento in provincia che costringesse il comune di Trapani a prendere dei provvedimenti contro questa decisione. Il presidente dell’Azienda allora si è fatto vivo e ha proposto una grande revisione: l’autista dell’autobus, ha spoegato, potrà impedire di salire a tutti coloro palesemente in stato di ubriachezza… Una proposta davvero democratica insomma».
L’idea di certo non è piaciuta a molti, tra cui Ruggero Messina, segretario provinciale della Uiltrasporti: «Queste soluzioni non migliorano né tantomeno risolvono una questione così delicata» ha spiegato. Messina ha proposto allora «Servizi straordinari riservati ai migranti», con la presenza delle forze armate per garantire l’incolumità degli autisti. «Siamo rimasti a questa ridicola proposta – commenta ancora Giuseppe Ortisi – Attendo delle risposte da parte dell’azienda: abbiamo fatto notare che permettere agli autisti di impedire l’utilizzo dell’autobus sulla base di supposizioni non verificate è incostituzionale. Oltre che ridicolo».
Non sembra ridicolo, anzi, non sembra abbastanza ad alcuni lettori del sito trapani.ok. «Perché non vietare anche la vendita di alcolici a questi ‘rifugiati politici’?», si chiede oggi «Patriota», uno dei commentatori della notizia.


15 maggio 2008

...di fronte al dilagare di nuove ondate razziste fagogitate da esponenti politici di vari schieramenti, ritorna (anzi non ha mai smesso in verità) più forte che mai la discussione e l'attenzione verso i fenomeni migratori e i loro significati politici, sociali e culturali che ne scaturiscono.
I maggiori responsabili di questa paura diffusa sono spesso molti mezzi di informazione che, asserviti a questa o a quell'altra direttiva politica, contribuiscono ad alimentare terrore e malessere tra la società sempre più videoinformata e anche tra i lettori di molti quotidiani e magazine.
Nel tentativo di concentrare l'attenzione verso il pericolo terrorismo, criminalità diffusa, violenze di ogni genere, semplificando rozzamente tali fenomeni come caratteristiche quasi esclusive di determinate fasce povere della popolazione o di etnie, identificando i migranti (in special modo rom e romeni) come "i veri frutti marci della società", si vuole così lasciare fuori dal dibattito politico-culturale la crescente presenza della grande criminalità organizzata collusa da sempre, e oggi più che mai, con parte delle Istituzioni e col potere in genere, che strozza e condiziona ogni giorno la vita della società, alimentando sempre più ignoranza e cinismo.
Di fronte a tale fenomeno di controllo della vita delle persone, in mancanza di una seria informazione ufficiale, sono nate da anni, grazie ad internet, soggetti in grado di informare in modo indipendente ed approfondito, fornendo a chiunque, e spesso in maniera del tutto gratuita, un servizio serio e più vicino alla realtà delle cose.
Il mediattivismo oggi consente di poter riappropiarci in qualche modo del diritto di sapere.
Arcoiris.tv è una delle tante dimostrazioni di questo percorso.
Su questo blog troverete un documentario dal titolo Hurrya (in lingua araba libertà) che è una registrazione dei fatti che hanno riguardato il fenomeno dell'immigrazione dal 98 al 2006 in Sicilia, eche oggi più che mai (non lo vorremmo) è attuale.
Arcoiris mi ha dato la possibilità di pubblicarlo sul sito e di mandarlo in onda sul canale satellitare svariate volte. Qui , appunto, trovate il link su cui cliccare.
Grazie

Hurrya

Il film sull'immigrazione pubblicato su www.arcoiris.tv